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Barolo e Barbaresco

Due nobili rossi invecchiati che, nelle loro migliori espressioni, occupano i vertici assoluti della più prestigiosa produzione vitivinicola mondiale.

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Cosa li accomuna

Sono costituiti al 100% da uve Nebbiolo provenienti esclusivamente dai vigneti più vocati, racchiusi entro i confini territoriali di 15 piccoli comuni della provincia di Cuneo, vicino allla città di Alba, separati dal fiume Tanaro. Comuni a loro volta parte delle Langhe, un'area geografica collinare a sud del Piemonte, letteralmente intrisa di cultura enologica, decorata da magnifici vigneti a perdita d'occhio e costellata da antichi borghi e castelli. Qui, da secoli, l'uomo lavora e plasma il territorio in funzione della produzione di grandi vini ed è per queste ragioni che lo stesso è riconosciuto e classificato dall'Unesco come Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

In entrambi i casi è prevista una resa massima per ettaro di 80 quintali (con riduzione a 72 in caso di riserve con menzione di sotto-zona). Il colore è rosso granata con riflessi aranciati. Il profilo sensoriale è asciutto, pieno, robusto, con tannini spiccati che si ammorbidiscono con l'affinamento. 

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Cosa li differenzia

Il Barolo nasce da uve nebbiolo provenienti da undici piccoli Comuni sud-ovest di Alba (tra cui Barolo, La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga d'Alba, Monforte d'Alba), il Barbaresco da quattro a nord-est di Alba (Barbaresco, Neive, Treiso e parte di Alba).


Per il Barolo è previsto un affinamento minimo di 38 mesi (di cui 18 in legno). Per la versione Riserva sale a 62 mesi ed ha gradazione alcolica minima di 13% vol.
Per il Barbaresco il periodo minimo è di 26 mesi (di cui 9 in legno). Per la versione Riserva sale a 50 mesi ed ha gradazione alcolica minima di 12,5% vol.

Ma sono soprattutto il suolo ed il micro clima di ogni singola zona e sotto-zona a determinare le differenze.

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Nel Barolo si osservano:

Formazione di Lequio (molto presente a Serralunga d'Alba e Monforte d'Alba): alternanza di marne compatte, arenarie/sabbie e argille, spesso con maggiore presenza di ferro e minerali. Qui i vini tendono ad avere tannino più deciso, struttura e profondità maggiori, acidità più marcata, capacità di invecchiamento molto lunga.


Marne di Sant’Agata Fossili (tipiche di La Morra e del comune di Barolo): marne tortoniane più ricche di argilla e calcare, generalmente più morbide ed erodibili. Qui i vini risultano spesso più profumati e floreali più accessibili da giovani eleganti e fini meno austeri.

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Nel Barbaresco prevalgono:

Suoli di marne calcaree tortoniane, con alternanza di calcare, argilla e sabbie fini. Con una composizione più uniforme rispetto al mosaico geologico del Barolo. Si tratta inoltre di terreni generalmente più fertili, meno compatti, più “caldi” e precoci.
Dal punto di vista stilistico, questo terreno tende a produrre Nebbiolo con maggiore apertura aromatica già da giovane profili floreali e speziati più immediati, corpo mediamente meno austero, eleganza e finezza molto marcate.

Ogni zona, ogni sotto-zona, selezionata e lavorata nei secoli grazie al sapere ed allo sforzo contadino, è poi caratterizzata da un diverso microclima:  irraggiamento solare, temperatura, formazione di nebbie, vicinanza a corsi d'acqua, altitudine, ventilazione etc possono avere un grandissimo impatto nella differenziazione dei frutti di vigneti geograficamente anche molto vicini tra loro. 

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E poi c'è l'uomo,

che attraverso le cure della vigna, così come delle lavorazioni di cantina, appone la propria importantissima firma sul profilo organolettico finale di questi grandissimi rossi. 

In ultima estrema sintesi: se il Nebbiolo è il vitigno, il Barolo è la sua espressione più austera e strutturata, perfetta dopo lunghi invecchiamenti, mentre il Barbaresco è quella più raffinata, gentile e moderatamente precoce. 

Per ulteriori informazioni e differenziazioni di dettaglio si rimanda al disciplinare specifico aggiornato delle due denominazioni.

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